H, il secondo romanzo di Andrea Ferrari. Tutto può accadere ad H. E tutto accade, perché H è un posto strano. Un’isola, certo, ma anche due mondi in uno, divisi a orari fissi dal gioco delle maree.
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Il gioco delle maree divideva H. in due. Questa caratteristica finì per entrare a far parte del suo nome, che divenne «H., l’isola doppia».
«L'isola doppia esiste veramente anche se non proprio nei termini in cui la racconto io. Sebbene attribuisca la sua descrizione al grande viaggiatore Ibn-Battuta (Tangeri 1303-Fez 1369), ne parla, in realtà, al-Dimashki, uomo di lettere mistico e sedentario vissuto a Damasco a cavallo tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, nel suo Selezione delle mirabilia della terra e del mare (cfr. Angelo Arioli, Le isole mirabili. Periplo arabo medievale, Torino, Einaudi, 1989). Ogni tanto mi viene in mente che al-Dimashki potrebbe averla sognata, ma lo perdono». l’autore
«Mammamia», pensò Marcel guardando la busta azzurra che aveva posato sulla scrivania. La posta pneumatica gli faceva sempre una certa impressione. Chissà cosa si provava a essere proiettati a seicento metri al minuto chiusi dentro un bussolotto nel reticolo di tubazioni che innervava le fogne, spinti dalla forza inesorabile dell’aria compressa…
1913 - La posta pneumatica, il sistema che utilizzava la forza dell'aria compressa per il trasporto della corrispondenza, entrò in funzione in tre città, Roma, Milano e Napoli nel 1913. Le lettere viaggiavano, spinte dall'aria, in apposite tubazioni interrate nel sottosuolo per decine di chilometri. Nata da una idea di Denis Papin (1647-1712) la posta pneumatica era stata sperimentata nei primi anni dell'Ottocento, ed era già utilizzata negli anni 1870-1880 nelle maggiori capitali europee come Parigi, Berlino e Londra.
Solo gli ospiti più illustri arrivavano preceduti da una lettera come quella. La carta, finissima, portava in filigrana uno stemma complesso, con frasche e animali, al di sotto del quale si srotolava un cartiglio con un motto che Rose, per quanto si sforzasse, non riusciva a leggere. La lettera diceva che Whilem Blessè, chevalier du Balibari, sarebbe arrivato di lì a qualche giorno, e pregava la direzione del Coregidor di voler riservare quattro stanze con vista sul mare per le chevalier e il suo seguito.
«Le chevalier du Balibari l’ho preso in prestito da William Thackeray e, precisamente, dal suo strepitoso Le memorie di Barry Lindon». l’autore
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