
In libreria a Febbraio 2009
Il Muro di Berlino non esisteva più e mi pareva assurdo che i media s’affannassero a parlare continuamente di qualcosa che era sparito per sempre. Ma un fatto concreto c’era, secondo me: adesso quelli della Germania Ovest avrebbero potuto scopare con quelli della Germania Est e i figli di questi crucchi trombatori sarebbero stati tedeschi e basta, senza più punti cardinali a distinguerli. È l’arrapamento dei popoli che muta le geografie.
È convinto di picchiare forte, ma viene steso in due secondi nel cortile della scuola; non va in moto; fa lo sbruffone ma con le ragazze è totalmente imbranato: ecco il sedicenne protagonista di questo libro.
Periferia di Torino; mentre gli anni Ottanta volgono al termine, il nostro colleziona lividi esterni e soprattutto interni, eppure continua ostinato a lanciare il suo guanto di sfida alla vita. Del resto bisogna tener duro: non è facile vedersela con suo padre – “Il Capo” – un quasi alcolista che passa tutto il tempo stravaccato sull’amaca, ad affibbiare punizioni da telefilm americano. Ed è snervante vivere accanto alla “Foca Monaca”, la sorella triste e timorata di Dio. Quanto alla madre, è scappata col tizio della stazione di servizio, e ormai si può star certi che «starà passando il tempo a farsi fare il pieno dal benzinaio». Non piange mai, il protagonista di questa storia. Piuttosto stringe i pugni, sbuffa e s’affanna, ripetendo a se stesso di essere il più in gamba, anche se la vita gliele dà ogni giorno di santa ragione; anche se le prende perfino da Chiara, la ragazza di cui s’innamora: bella, sveglia, inaccessibile a sfigati come lui, eppure catturata suo malgrado da questo buffo adolescente scapigliato e spaccone, tenero e brancaleonesco, che s’insinua a forza nella sua vita scatenando irresistibili schermaglie.
Il Muro di Berlino che crolla e un divertente gioco di riferimenti pop e telefilmici fanno da sfondo a questo romanzo, un Jack Frusciante da periferia che strappa il sorriso a ogni pagina, illuminato da una scrittura esilarante ma a tratti dolente, insieme cinica e romantica come il suo protagonista, che s’inserisce a buon titolo nella nobile tradizione dei perdenti di talento, come Il giovane Holden o i personaggi di John Fante.
«Ho trovato questo romanzo esilarante, commovente, cinico, sarcastico, pop, aggressivo, tenero nell'intensità della tenerezza che si dà nell'aggressività. È una storia che potrebbe essere un romanzo di formazione ed è invece un romanzo di deformazione, che guarda a Fante e Bukowski – si rintracciano elementi assai qualificanti del mix, in questo realismo eccessivo, che spacca il muro del suono. Il repertorio mnemonico di più di una generazione è sbalestrato da una scrittura che, soprattutto, stilisticamente è libera, e può permettersi molto – merce rara al giorno d’oggi –, anche questa scorribanda che non è per niente giovanilistica, anche se il protagonista è giovane, è un atto di deliberazione assoluta, che sfiora la crudeltà carnacialesca. Fossi un editore non mi lascerei scappare un romanzo simile. È la prova che la narrativa italiana si muove, in direzioni diverse, inaspettate e potenti».
Giuseppe Genna su Mia sorella è una foca monaca
Christian Frascella è nato nel 1973 a Torino dove vive e lavora. Ex militare nel Genio Ferrovieri, ex operaio di fabbrica (esperienza di cui scriverà), attualmente impiegato in un call center (esperienza di cui non scriverà, altrimenti lo licenziano), nel tempo libero cura il suo blog christianfrascella.wordpress.com. Dice di essere più o meno sposato. Questo è il suo primo romanzo.
ps. Doveroso aggiornamento: giorni fa è stato licenziato dal call center. Affila la penna e giura vendetta.