Angus Batey del «Telegraph» ha intervistato Martin Millar su Lonely Werewolf Girl, che uscirà il 21 marzo 2008 per Fazi Editore con il titolo Ragazze Lupo.
Abbiamo tradotto per voi l’intervista.
Un successo lunare
Martin Millar si è fatto un nome come romanziere di “controcultura” – tra i suoi fan c’è persino Kate Moss – ma ha anche adattato Jane Austen ed è un ammiratore di P.G. Wodehouse. Nel suo ultimo romanzo, i personaggi sono lupi mannari. È tutta colpa di Buffy, dice ad Angus Batey
La persona seduta al tavolo nel piccolo pub del Crystal Palace ha l’aria ordinaria e comune di chiunque altro nell’arco di questo grigio pomeriggio feriale bagnato dalla pioggia. Ma l’apparenza può ingannare, come scopriranno presto i presenti che origliano.
Tra discussioni su Jane Austen, Somerset Maugham, Kurt Vonnegut e Kate Moss e monologhi sull’effetto rigenerante dei siti di social networking, sull’agorafobia e sui dentisti, un’ora o due in compagnia di Martin Millar sono tutt’altro che prevedibili.
Tuttavia una parte considerevole della conversazione di oggi non è occupata dagli abitanti della sottocultura ‘squat’ che popolano i suoi celebri romanzi, ma da un genere completamente diverso di creature notturne.
«Quando ho scritto The Good Fairies of New York [Fate a New York, Lain 2004]» dice Millar armeggiando distratto con una bottiglia di birra mezza vuota, «non pensavo che esistessero le fate. Non nel modo in cui immagino che esistano i lupi mannari».
Il suo viso luciferino mostra un accenno di sorriso, ma è serissimo. Millar è stato a lungo considerato un acuto cronista delle sottoclassi londinesi, tuttavia la carriera dello scozzese somiglia di più a quelle delle band post-punk amate dai suoi personaggi, che alla sua carriera di romanziere...
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