Chiusi in un recinto domestico, tre personaggi senza nome – il padre romantico e fragile, la madre onnipotente e manipolatrice, e la dolce “innocua figlia” non poi così candida – si amano di un amore claustrofobico, sfidandosi a colpi di seduzioni e ricatti, fino ad annientarsi in un rituale di umiliazione emotivo e carnale.
Un monologo ossessivo, un dramma della memoria raccontato dalla figlia, che ricorda la storia di una distruzione assurda, irrazionale eppure deliberata.
Isabella Santacroce, voce estrema e visionaria del panorama letterario italiano, scrive un romanzo classico con personaggi da tragedia greca, imprigionati nelle loro gabbie metaforiche, da cui cercheranno di fuggire passando per l’inferno o per la morte.
«La sua è una scrittura densa che altalena tra lirismo poetico e violenza espressiva, sempre in bilico tra una dolcezza estenuante e una crudezza che a tratti sconcerta».
Luciana Sica, «la Repubblica»
«Con Zoo Santacroce si impone come una scrittrice capace di sfidare il lettore sul terreno più difficile: riflettere, attraverso la forma-romanzo, sul lato oscuro della propria storia personale e su quel groviglio di pulsioni, bisogni e desideri, che datano ai primordi della coscienza».
Elisabetta Mondello, Liberazione