“Necropoli”, il capolavoro di Boris Pahor viene finalmente pubblicato in Italia da Fazi Editore.
Dopo 41 anni, finalmente un’opera straordinaria sul mondo concentrazionario, cruda e limpida, scritta da chi l’ha vissuto dall’interno in tutta la sua sistematica follia, ottiene risonanza nazionale.
Questo straordinario memoir è scritto con un linguaggio intenso che non cede mai all’autocommiserazione, che testimonia l’atrocità dei lager e il timore che ne sbiadisca il ricordo, mettendo l’accento sulla capacità umana di resistere e sulla generosità degli uomini.
Più volte candidato al Nobel per la letteratura, Boris Pahor, classe 1913, vive a Trieste, ed è stato deportato nei campi di concentramento nazisti per aver collaborato con la resistenza antifascista slovena. Nel 1992 è stato insignito del premio Prešeren, il massimo riconoscimento sloveno, per la sua attività letteraria. È stato nominato in Francia Officier de l’Ordre des Arts e des Lettres dal ministero della Cultura, e nel 2007 ha ricevuto la Legion d’Onore da parte del presidente della Repubblica francese.
Il libro:
Campo di concentramento di Natzweiler-Struthof sui Vosgi. L’uomo che vi arriva, un pomeriggio d’estate insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanza di anni torna nei luoghi dove era stato internato. Subito, di fronte alle baracche e al filo spinato trasformati in museo, il flusso della memoria comincia a scorrere e i ricordi riaffiorano con il loro carico di dolore e di commozione. Ritornano la sofferenza per la fame e il freddo, l’umiliazione per le percosse e gli insulti, la pena profondissima per quanti, i più, non ce l’hanno fatta. E come fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo e nell’anima, si snodano le infinite vicende che ci parlano di un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, unite però alla solidarietà tra prigionieri, a un’umanità mai del tutto sconfitta, a un desiderio di vivere che neanche in circostanze così drammatiche si è mai perso completamente.
Scritto con un linguaggio crudo che non cede all’autocommiserazione, Necropoli è un libro autobiografico intenso e sconvolgente. E se Boris Pahor ci racconta la sua esperienza del mondo crematorio perché la memoria non si perda e la storia non sia passata invano, quella che ci dà non è però solo la fedele testimonianza delle atrocità dei lager nazisti, è anche un emozionante documento sulla capacità di resistere e sulla generosità dell’individuo.
«Necropoli riesce a fondere l’assoluto dell’orrore con la complessità della storia». Così Claudio Magris definisce questo libro nella sua lucida e commossa prefazione.
Un capolavoro assoluto della letteratura del Novecento.
Boris Pahor ospite di Fazio a "Che tempo che fa" | leggi l'incipit | ascolta l'intervista su Fahrenheit | Necropoli libro del mese di Fahrenheit | l'introduzione di Claudio Magris
La Repubblica dedica la prima pagina della sezione Cultura al ritorno di Pahor sulla scena editoriale italiana, con un lungo articolo di Paolo Rumiz.