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So poco dei poeti d'oggi, solo di tanto in tano mi capita di leggerne dei versi, qua o là. E così, una decina di anni fa, incappai in una poesia di Claudio Damiani. Da allora quella voce inconfondibile - chiara, calda, saggia, avvolgente, familiare, con una punta di lezio che la salva dal trasformarsi nella voce di un guru - è entrata nella mia vita. Sino a quest'ultima raccolta, Eroi, pubblicata da Fazi. Damiani non si preoccupa di essere moderno, tanto sa bene che è impossibile evitarlo; e non va in cerca di parole preziose e rare; usa quelle di tutti i giorni, mettendole in musica e dando loro un senso puro. Fossi un critico di poesia, vorrei scrivere su Eroi, e sulla raccolta precedente, La Miniera, un saggio bellissimo e intelligentissimo; ma visto che che non lo sono, mi sta bene anche questo poco spazio per dire ai molti, anzi ai “quasi-tutti” che ne ignorano l'esistenza: “Leggete Damiani!”.
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