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Claudio Damiani

Eroi

Marco Maugeri

Il Poeta che sconfisse la morte



Stilos-La Sicilia, 01/06/2001

S'intitola Eroi l'ultima raccolta di poesie di Claudio Damiani, uscito a tre anni di distanza da La Miniera, libro che riportava la poesia a una misura umile, quotidiana. Una posia che rinnova la lezione pascoliana, narrativa, dei “Poemetti” nel nome di un canto nuovo delle cose dove il poeta è sempre una specie di Francesco povero, aurorale, alla ricerca della voce giusta per il canto del mondo e delle sue creature. E francescana la poesia di Damiani lo è senza dubbio, e per Damiani infatti le creature sono motivo sufficiente per fare una buona poesia. A Damiani basta poco, una mucca che si appisola in un prato, le guance di due bambini che dormono beati sul braccio della madre. A Damiani si deve questo, così come gli si deve il recupero della migliore eredità pascoliana. Di un Pascoli cioé non più visto come il fragile difensore dei valori di un mondo incerto, rovinoso, sempre esposto a minacce e rovesciamenti, ma di un Pascoli adulto, paterno, padre cioé di una lingua nuova ,di una poesia che si fa forza con piccole speranze e ambizioni che trovano in se stesse la loro creatura, le ragioni del loro canto. Di che “eroi” si tratta, allora, nella poesia di Damiani? A una prima occhiata si rimane preplessi, fuorviati . Gli “eroi” di Damiani infatti non hanno nulla di invincibile, di olimpico. Sono gli eroi di tutti i giorni, nel senso che sono eroi tutti coloro che si fanno carico dei problemi di tutti i giorni. Ed è allora antieroica la sua umanità, perché sono antieroiche le ragioni stesse della sua scrittura poetica. Eroi sono allora i padri, le madri, i figli, ed eroe è (perché no?) lo stesso poeta; e il suo eroismo consiste proprio in questo, consiste cioé nello sgombrare il campo della poesia dai suoi sogni di gloria, dalle sue ambizioni, e nel farla voce di quelle piccole angosce e paure che sono le paure e le angosce di tutti. Una paura per tutte? La morte, il terrore di perdere le persone che amiamoie che più ci sono care. Nasce da quest'angoscia un libro come Eroi, e la poesia ne è a sua volta il viaggio al cuore, un affettuoso scongiuro. “Dicono che tu morirai/ e che tante e tante angosce ci separeranno. /Ma per quanta terra potrà mettersi fra noi /tu sempre a me tornerai / cercherai la strada di tuo padre / e sempre la ritroverai.”. Parole di un padre dette a un figlio, uno scabio fra due uomini, e già per questo uno scambio fra eroi. Affronta la morte Damiani , l'afferra come un toro e la costringe a tutti i luoghi minimi della vita quotidiana: le pareti di una casa, quelle dei ricordi, e anche le pareti di una scuola se capita. Costretta al'umanità, costretta cioé alla vita, la morte ne esce infiacchita, sconfitta. E questo non è facile, è anzi questa una cosa che richiede ostinazione, umiltà. Il poeta eroe ne viene fuori come nuovo, rinato, ma anche sconvolto e ferito. “ Sono steso sul letto e tu mi accarezzi/, tu mi lavi come un eroe morto / e mi cospargi d'olio”. E' uno dei passaggi più drammatici della raccolta e ne svela tutta la pietà che l'ispira , una pietà decente, civile, una pietà se vogliamo michelangiolesca. Il poeta sembra adesso un lottatore, un pugile ferito e la poesia gli si adegua: il verso si scioglie e si riavvolge nella forma di testamento, una confessione confidata a pochi, detta quasi per caso. Cose che capitano nella poesia quando si accetta la chiarezza, quando si sceglie l'umiltà . Fatto questo, domata la bestia, si è pronti per tornare alle cose di sempre, anche a uscire fuori dall'angoscia, dalla paura. Il Signore ti tiene in braccio come un bambino addormentato. / E tu aspetti, tenendo pulita la casa, / tenendoti pronta come per uscire”. Storie piccole quelle di Damiani, ma anche in questo, storie di eroi.

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