Fazi Editore (www.fazieditore.it)


Claudio Damiani

Eroi

Marco Lodoli

Eroi d’umiltà lezioni minime di fine anno



La Repubblica, 01/01/1900

Vaclav Havel, scrittore e presidente della Repubblica Ceca, ha pubblicato pochi giorni fa un bellissimo articolo sul nostro giornale: ha usato parole semplici e chiare per ricordarci semmai per comodità o superbia ce lo fossimo dimenticati, che siamo tutti gettati sotto la stessa volta misteriosa, e che “per affrontare alcuni dei più profondi problemi del mondo, dobbiamo anche noi volgere gli occhi in alto, chinando il capo con umiltà”. Ridurre la vita a una convulsa rincorsa di profitti e vantaggi privati significa tradire i legami naturali che ci uniscono a tutte le altre creature, per ritrovarci poi soli e disperati. “Ci resta solo una possibilità: cercare al nostro interno, come intorno a noi, un senso di responsabilità nei confronti del mondo... e fare buone azioni, non importa se visibili e riconoscibili”. Può sembrare un messaggio di pace di fine anno, frasi di cui disfarsi con una alzata di spalle, ma qualcosa in noi ascolta e annuisce, e riconosce il suono della verità in mezzo al fracasso delle infinite parole pronunciate a casaccio, solo per saturare l’etere. Uguale emozione ho provato leggendo il libro di Claudio Damiani, poeta romano, appena edito da Fazi. Il volume si intitola “Eroi” e dovrebbe rimanere a lungo tra le mani delle persone che cercano nella letteratura qualche risposta alle mille domande dell’esistenza. Damiani evita ogni fumoso sperimentalismo: come Havel e come i poeti classici, va dritto alla sostanza, tenendo le parole accanto alle cose. C’è una poesia che fa quasi male per quanto è vera: Damiani spiega ai suoi alunni che un giorno tutti dovremo morire, e loro reagiscono con gestacci e proteste, ma poi di colpo accettano: “... e sentii un’unità / anche però, sentii che ciò che più ci accomunava e ci rendeva simili / era non tanto la nascita o le condizioni o l’ambiente / ma questo destino comune, questo futuro identico per tutti. / E anche sentivo che non c’erano differenze / neanche sui tempi, nel senso che uno moriva prima e uno dopo, / ma tutti insieme andavamo incontro alla morte / come tenendoci per mano, cantando / con i capelli profumati, col capo cinto di fiori”

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