|
Alla luce della terra, quella riflessa direttamente dal cielo estivo sopra l’Isola, lo spazio diventa immenso, senza che per questo esso perda l’intimità. La visione dei figli e della moglie addormentati prelude a un cammino nel proprio tempo, prima e dopo la vita, prima e dopo i discendenti e gli avi. E tutta l’aria si espande, leggera e tersa, come in ere già state, a racchiudere i nati e i morti in un racconto che diventa storia attraverso il dialogo, e la vista. Quest’ultima si fa strada fra la notte e il giorno, ne sente il respiro, si posa sui gesti semplici e difficili che accompagnano il quotidiano andare, fino a porgerli a un nuovo mito, che fa della ricerca prima istanza ed accoglienza. C’è spazio per la passeggiata sulle strade dell’Isola (l’Elba, in questo caso, diventa la nave di tutti, la perfetta e ospitale viaggiatrice che si sposta un po’ a Ovest e un po’ a Est), per la sosta al bar che alimenta il ricordo delle terre frantumate che furono già dei padri e che adesso si mostrano, in brevi squarci, fra i tavolini. “Lontano dai clamori” le parole d’oggi si nutrono dei gesti di ieri, fra muri ridipinti e volontà antiche di studio (Pascoli e Carducci, più che Napoleone e l’esilio). Il mito cresciuto intorno al bar Grìgolo è forse il centro di una patria che nutre i suoi eroi, e li fa parlare sopra il rumore della nave che adesso viaggia sul Mediterraneo. Gli eroi non sono né giovani né vecchi, ma piace a tutti stare a sentire lo scricchiolio dei passi, il respiro che dà il fiato a questo percorso dentro l’aria quieta a volte azzurra, a volte più candida per la brina. In piena luce si svolge tutto il racconto di Claudio Damiani, che dopo La miniera ha proseguito la ricerca di un cammino personale ma comune, nei passi sovrapposti degli antenati e dei figli. Vedere occupare le stesse orme, recuperate dal suolo argilloso, mettendo i piedi su un terreno che avvince e talvolta fa scivolare, ricorda al lettore che esiste un cibo a cui non si può sottrarsi né rimuovere dal proprio cuore. Si tratta di parole scambiate, di ricordi distesi sulla tolda ondulata che diventa la casa primaria, la casa dai destini comuni. Né prima né dopo la morte, il futuro si fa differente per chi parla e chi ascolta. I bambini soffiano col respiro frasi che resteranno, gli adulti stanno in silenzio e a bocca aperta, vicini a questo fiato salutare. L’autore stesso comprende che il risveglio della natura, e della storia ad essa intrecciata, deve all’arte poetica qualcosa di più che il proprio esibirsi. E che terra, aria e mare fanno parte della stessa storia che ha dato alla luce i nostri poeti.
© Copyright Fazi Editore
|