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I versi di Eroi di Claudo Damiani apposti in quarta di copertina, che danno per scorcio una sintesi del libro poetico, vengono da parole dette al figlio Giovanni sul cielo: “Ma certo, certamente ci rivedremo, / io ti aspetterò e tu verrai, / e poi staremo lì, anche se non si sa bene in che modo, /anche se non si sa bene, non importa”. Una bellezza del libro di Damiani - questo in particolare sembra in certi punti scritto da un Laing che fosse ‘anche' poeta cristiano -viene da pensieri religiosi ad alta voce, come fantasie in dialogo: “Papà, ma è vero che in Paradiso gli alberi non ci sono? /No, in Paradiso gli alberi ci sono. E come potremo stare senza gli alberi? “ , e sono forme riflessive, di interrogazione e risposta. Forse potrebbe sembrare prosa, ma è un vero libro di poesia. Ci sono improvvise accensioni nei versi, il religioso è sempre nominato con semplici parole, e quanto a ciò che strettamente religioso non è, ecco che in realtà a ben guardare lo è. E' nelle forme umane che prende, come la famiglia. Il libro si inaugura e prosegue con componimenti sulle generazioni sempre con il senso pieno di ciò che ‘accomuna'. Persino la morte, così individuale, qui è comune quando viene accennata in una lezione di geografia a dei ragazzi. C'é in Damiani una vita ben ordinata, che sembrerebbe tutta di buoni sentimenti . Gli “eroi” del titolo sono i bambini, Domitilla e Giovanni, chiamati a compiere quell'atto eroico che è la vita: “ comunque la viviate, siate forti o deboli, / o vili o coraggiosi, voi sarete eroi”, ma ecco: quando a questi piccoli eroi toccherà saltare nel vuoto, in certe circostanze imprevedibili, saranno soli. Ma non proprio soli, ci sarà Dio, dice Damiani, a presiedere a quel salto. E' un romanzo in versi dove tutto è portato a trasparenza: come dopo una notte a vegliare sui simboli accade una tranquilla, quasi smemorata passeggiata in giardino. Non è che il male sia assente dal libro: tra l'altro qui una madre -”da un documentario della carestia nel Sudan”- torna a cercare il suo bambino, che ha lasciato per andare a prendere del cibo, non lo trova. Ma è comunque una sovrabbondanza del bene ciò che il libro comunica. Damiani è arrivato a questa delicatezza poetica dopo La Miniera, il libro precedente di tre anni fa, un caso letterario, e che era un romanzo di formazione in versi. Claudio Damiani è del 1957, è nato a San Giovanni Rotondo e vive a Roma. Ha già pubblicato anche Fraturno (1987), La mia casa (1994) e ha curato un'edizione dell'Arte poetica di Orazio.
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