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Claudio Damiani

La miniera

Enzo Siciliano

Con Orazio nella miniera



L'Espresso, 01/01/1900

Sulla soglia del suo “La miniera” Claudio Damiani ha collocato una prosa di diario che si conclude con una versione dei bellissimi e indimenticabili versi di Orazio dedicati alla Fonte Bandusia. La scelta non é casuale. E’ una scelta di poetica, o di tono musicale e contenuto. Damiani ha inventato per sè una modulazione tematica che vuole essere di riparo o uno scudo contro l’esistenza metropolitana, feroce, seriale, sadica; di questa invenzione, Orazio, col suo fare discorsivo, ma pure con la sua indubbia elezione stilistica, é il nume tutelare. “Aria intorno alla mia casa,/ cielo azzurro lucente,/ eucalipti che frusciano nel vento,/ contadini che camminano, poveri,/con i pantaloni larghi,/impiegati che aprono un fazzoletto/ con pane, pecorino, cipolla...”. E’ l’immagine di un’antica Italia rurale mai morta che Damiani disegna con nitore e trasparenza di linguaggio; e l’affida al ritmo di un canto sommesso, un canto che in qualche modo cerca di ricalcare il solfeggio piano dell’ “epistola” oraziana. Non v’é dubbio che in tutto questo affiori un margine, o una misura, di maniera neoclassica, ma assai ben simulata e, nei momenti migliori, dissolta da un reale pathos esistenziale, o dall’esigenza di mettere in chiaro la pena, il turbamento che aggrediscono un io amante solo di azzardi interiori. “Ripenso adesso a come amai interamente/ quand’ero ragazzo, / e a come ero sicuro che il mio amore era un angelo, / a come anch’io ero un angelo, / a come eravamo uguali/ (ma lei era più uguale di me) /.../Con tutto il cuore del nostro amore ci innamoriamo/ come dei bambini che non conoscono il mondo / e interamente moriamo”. Il rischio di questa poesia é di scivolare nell’eloquente, proprio per salvarsi dal torpore della maniera: “Per quanto la massa possa crescere / ci sarà sempre spazio per la solitudine, / per l’uomo che abbraccia da un solo punto le cose, / e capisce che solo la gentilezza c’é data / e che la vita vale viverla / per essere gentili...”. Può allora accadere che la tensione emotiva dei versi si faccia sterile, fragile la capacità trasfigurante; e tenue il riparo di un paesaggio amico, di una casa, dell’amore.

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