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Claudio Damiani

La miniera


I VERSI MINERARI DI DAMIANI, QUELLI STENTOREI DI MUSSAPI, E LE MINUTE NEBBIE DI GARUFI



Il Foglio, 08/01/1997

La miniera è prima di tutto un villaggio ai piedi del Gargano, dove l'autore è nato ma è altresì il luogo delle profondità romantiche, il recesso cui l' "io" deve accedere attraverso una strada sotterranea, uno scavo perché alla fine giunga alla nuova conoscenza e con essa alla poesia. Come in un romanzo di formazione, il percorso è anche la ricostruzione di una genealogia, di una preistoria. Trattandosi di un lavoro di più di dieci anni (le cui prime sezioni, qui riprese, erano già state pubblicate) si ha insieme la rivelazione di un autore e, come in controluce, la percezione di una storia, con fasi e scansioni interne. La geografia e il paesaggio soccorrono: poiché, come segnala in nota l'autore, sono sempre centrali e individuatissimi; dalla Sabina di Fraturno all'Elba, isola natale del padre minatore. Le prime serie tengono a bada la materia autobiografica con una sorta di ripetitività insistita e grazie all'uso di un tono narrativo del tipo di quello sperimentato, in altri tempi, dal fondatore del Gruppo 63 Edoardo Sanguineti, cui assomiglia per un certo modo di riportare il discorso diretto, con un ricco commento sottovoce, tra parentesi. Ma lo scopo, la direzione della scrittura sono del tutto diversi. L'urgenza delle voci del mondo esterno e del sogno, così forti in Sanguineti, sono qui riportate alla concreta affettività del poeta, alla sua compagna, a certe bestie (l'ippopotamo, il gatto) e a un mondo incantato, quasi fiabesco che fa da sfondo. C'è addirittura la personificazione di una stradina cui la poesia si rivolge con tenere parole. Ma non per questo la visione è meno nitida. I grandi modelli latini si incontrano con la dilatazione visiva dei lirici inglesi dei laghi: Orazio e la fons Bandusiae, Virgilio e la tradizione bucolica tornano con gli occhi del giovane Wordsworth del "Prelude". L'ultima sezione, come attraverso un lungo cammino di riappropriazione, si abbandona, talvolta senza difese, alla commozione legata soprattutto alla figura paterna. E se qualche poesia sembra un po' in presa diretta, intervengono subito luoghi e vicende a filtrare l'emozione, ridando ai testi tutta la loro limpida efficacia. Ecco "Sul monte bello", ecco "La casa di Filemone e Bauci": non arriva mai nessuno e sia ha la sensazione "che tutto sia distrutto / e tutto sia intero, perfetto.

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