Giulia Viner
Solitaria. Anoressica.
Tossicodipendente. Braccata da chi esige il suo cuore in pegno. Kalix non ama la compagnia, come Thrix,
sua consanguinea, e come probabilmente tutta la stirpe MacRinnalch.
Detesta il cibo, e quando finalmente è
libera da chi l'ha costretta per anni
a mangiare contro la sua volontà – perché un lupo mannaro sì emaciato è davvero disdicevole, specialmente se
appartenente ad un clan importante e di tutto
rispetto come il suo – prova la gioia del digiuno prolungato, nutrendosi
soltanto di quel dolce liquore oppiaceo che l'ha cresciuta, il
laudano. Lacera, sporca, latitante, costretta ad una fuga senza
sosta, rifugiandosi in un magazzino abbandonato anche se nelle sue
vene, nelle vene di Kalix, scorre sangue
nobile. Ultima di quattro figli, preoccupazione costante dei genitori e dalla
famiglia tutta poco amata, anzi odiata, scappa dopo aver aggredito suo padre,
signore dei Lupi.
Il romanzo si apre in media res.
L'autore cura in particolar modo la descrizione della famiglia cui appartiene
la protagonista, presentando i personaggi in modo che il lettore possa
imprimerli bene in testa e possa seguire la storia probabilmente con maggiore
trasporto.
Kalix è un personaggio volitivo e
particolare, non scontato. Nonostante la sua eccessiva magrezza la ragazzina dimostra una forza, sia fisica sia
d'animo, sorprendente. Nel suo piccolo Kalix può apparire come un'eroina. Non
porta avanti disegni di infinita grandezza
dettati da una necessità comune a molti, ma tenta con grande spirito e
risolutezza di fuggire da un mondo cui si sente estranea e da cui non
viene approvata. Il bisogno di liberarsi delle maschere che
opprimono la sua libertà spirituale, a cui è stata iniziata fin da
piccola la rendono, quantomeno ai miei occhi, una piccola eroina, giacché
lotta per ciò in cui crede. Nonostante questo Kalix è un personaggio
demistificato, che in realtà rappresenta l'antieroe: schiva e talvolta indisponente, vive un'esistenza
difficile, abbrutita da derisione e lotte senza quartiere istillate dal
mero istinto di sopravvivenza. Il suo odio verso la famiglia,
l'aggressione al padre… di certo non rispecchia qualità e stile di chi si può
definire una brava ragazza.
È possibile che per questo la
protagonista risulti un personaggio poco compreso da un lettore poco esperto.
Lo stile di Millar,
già autore di libri che trattano di mannari, è fluido e piacevole. Ricco di
azione, il romanzo si dimostra tutt'altro che noioso e scorre chiaro senza
intoppi. La lettura cattura in modo evidente l'attenzione del lettore. In
definitiva un libro godibile.