Graziano Ongetta
Una favola, o meglio,
una parabola moderna dal sapore fantasy. Così si potrebbe definire questo nuovo
lavoro di Martin Millar. Una storia in cui gli eroi sono più di uno e così
anche i cattivi, un percorso in cui ci possiamo riconoscere un po' tutti,
perché Millar descrive mirabilmente le dinamiche umane dei giorni nostri
condendole con la magia di personaggi venuti fuori addirittura da altri mondi,
ma capaci così tanto di fondersi con il nostro, che anche un paio di scarpe a
cui si sia rotto il tacco può scatenare l'apocalisse, come del resto spesso
capita anche da noi. Kalix è la parte dolorosa del vivere: bellissima e ribelle,
sfugge alle regole, per poi pagarne le conseguenze in termini di una vita da
fuggiasca senza meta e senza scopo. Viene anche qui da chiedersi a quanti
esseri umani non sia successa la stessa cosa: una delusione d'amore e tutto
l'oro del mondo non basta più, e tutto perde valore, ma non la vita, perché Kalix
è anche la forza di reggere se stessa e andare avanti a vivere una vita che,
come spesso capita, ha in serbo delle sorprese e l'amore può prendere la forma
più genuina dell'amicizia e degli incontri di mondi diversi, in questo caso; ed
è qui una delle molte genialità dell'autore: in questo incontro i ruoli di
forza si ribaltano e noi umani ci facciamo una gran figura a dire il vero, a
dimostrare, e oggi ve n'e' un gran bisogno, che possediamo dentro di noi un potere
immenso, quell'ingenuità che spesso ci permette grandi gesti senza che forse ce
ne rendiamo conto, e ci dimostra una volta di più che nel nostro mondo un
idraulico ha molto, molto più potere di un lupo mannaro.