Alice Antonella Pipitone

 

Aislinn vive con sua nonna a Huntsdale, una piccola cittadina di periferia, dove conduce, all’apparenza, una normalissima esistenza: i suoi frequenti sbalzi d’umore e le sue strane abitudini potrebbero essere attribuite alla sua giovane età e, magari, a una personalità cangiante e imprevedibile. L’Aislinn “in atto” è, però, diversa dall’Aislinn “in potenza”: il suo modo di essere non risponde tanto alla sua reale natura, quanto piuttosto a un destino che sembra averla intrappolata in una dolorosa condizione di solitudine, ormai per lei insostenibile. È dotata, infatti, di un’insolita capacità: riesce a percepire e a vedere chiaramente delle creature fatate, le quali, però, non solo non sono consapevoli di essere viste, ma sono anche aggressive e violente, e riescono, pur nella loro incorporeità, a frapporsi nella vita degli umani e a generare confusione.

Il contatto con tali creature la rende vulnerabile e, nonostante gli insegnamenti della nonna, che la mise in guardia da queste presenze fin dall’infanzia, sembra sempre sul punto di perdere il controllo. La trilogia che racconta della sua storia si apre proprio con una scena dai simili tratti: Aislinn sta giocando a biliardo con Danny, un suo amico, quando a un certo punto irrompe violentemente nel locale una schiera di esseri fatati che con risse, chiasso e scherzi malvagi, interrompe uno di quei rari momenti di tranquillità, nei quali Aislinn riesce a essere pienamente se stessa. Presa dallo sconforto, per un attimo pensa di rivelare tutto e fiondarsi, servendosi della stecca del biliardo, contro quelle orribili presenze che hanno reso la sua vita così difficile, bloccando la sua personalità e impedendole di condividere ogni suo pensiero e preoccupazione con gli amici, anche quelli più cari. Sarà la paura di essere presa per folle e di far, inoltre, comprendere agli stessi esseri fatati la sua capacità di vederli, a bloccarla.

Aislinn decide, allora, di lasciare il locale e di andare a trovare Seth, il suo amico-forse-quasi-fidanzato-non-lo-so-è-troppo-complicato-e-se-lo-perdessi?,l’unica persona alla presenza della quale, in momenti simili, riesce a calmarsi... ma destino vuole che quella non fosse una classica giornata, una di quelle che sino ad allora Aislinn era riuscita ad affrontare e superare al meglio. Lì fuori la aspettano creature fatate capaci di prendere forma umana, di parlarle, persino di farle la corte, ma soprattutto dotate di impensabili qualità magiche, tali da permetter loro di sopportare la presenza e il contatto con il metallo, l’unico elemento naturale che li rende impotenti e, dunque, temporaneamente innocui… o almeno, questo era ciò che Aislinn pensava…

 

[Il Buon Popolo, Sleagh Maith] non viene

spaventato da nulla di terrestre quanto dal ferro

freddo.

Robert Kirk, Il regno segreto