Dall’autore di Un mese in campagna un ironico affresco del calcio com’era, fatto di amicizia, impegno e vera passione; una coinvolgente satira della società moderna.
Scandita dalle cronache pubblicate sul giornale locale, questa è la storia di come una squadretta di dilettanti di un piccolo villaggio dell’entroterra inglese riesce, partita dopo partita, ad aggiudicarsi la prestigiosa Coppa d’Inghilterra.
Forte delle teorie calcistiche di Mr Kossuth, un professore profugo dall’Ungheria che, avendo fatto uno studio scientifico del gioco, è convinto di aver trovato i “sette postulati” indispensabili per il successo, della generosità di Mr Fangfoss, un magnate locale con due mogli e un odio viscerale per tutti gli aspetti della vita moderna, che volentieri foraggia il club di cui è presidente, e dell’apporto decisivo di un ex giocatore professionista caduto in depressione che esce dal suo stato catalettico e ritrova tutta la grinta perduta, questo pugno di calciatori improvvisati gioca contro squadre di ben altra levatura e, senza perdersi d’animo e in maniera del tutto inaspettata, riesce a mietere vittoria su vittoria tra lo sbalordimento generale. E intorno a loro l’intera comunità si mobilita in una gara di solidarietà che dal campo si proietta nella vita di tutti i giorni, sostenendo coralmente un’impresa che viene considerata di importanza capitale per il buon nome di tutti.
Scritto negli anni Settanta, Come gli S.S. Wanderers vinsero la Coppa d’Inghilterra è un romanzo a carattere autobiografico – in gioventù Carr aveva giocato in una squadra di calcio – che vuole essere una parodia del moderno mondo dello sport con la gestione manageriale e il business che vi è dietro. È però anche un libro profondamente serio su una realtà che sta sparendo, uno spaccato ironico e amaro su una vita di provincia che sta lentamente e silenziosamente perdendosi per sempre.
«È semplicemente il miglior libro di narrativa sul calcio. Non solo il più divertente romanzo mai scritto su questo argomento, ma uno dei grandi classici della letteratura inglese del dopoguerra».
D.J. Taylor, «The London Magazine»