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Che cosa diventa la globalizzazione dopo l’11 settembre 2001? Da che cosa dipende l’apparente incomunicabilità tra le diverse culture in campo? Su quali basi si può costruire un superamento dello scontro in atto? In nome del popolo mondiale offre un ampio punto di vista su queste intricate questioni, sulla base di una serie di interviste con osservatori e uomini d’azione. In effetti, il 2001 è stato, in Occidente, l’anno del dibattito sulla globalizzazione. Ma l’11 settembre del 2001 ha reso quel dibattito, insieme, obsoleto e attualissimo. Obsoleto, perché l’attacco alle Torri Gemelle ha trasformato in certezze i dubbi sul modello finora seguito dal processo di globalizzazione: non è più possibile, infatti, non vedere i limiti di sostenibilità di una globalizzazione condotta solo sulla base delle esigenze del capitalismo finanziario. Attualissimo, perché solo il miglioramento della dinamica innescata dalla mondializzazione delle comunicazioni digitali può consentire il superamento di alcune cause di incomunicabilità tra diverse culture, le cui conseguenze sono, con ogni evidenza, drammatiche. Perché se la globalizzazione appare sempre più come un labirinto concettuale, se la crescita delle connessioni va di pari passo con l’aumento delle contaminazioni culturali, le opportunità di soluzione vengono dall’emergere, possibile, di una cultura del cosmopolitismo, vera e propria premessa della nascita di un popolo mondiale in grado di affrontare i problemi del pianeta.
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