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«Le nonne per me sono bianche, sono bianche perché hanno quelle pelli bianche e perché mi vengono subito in mente quei loro lenzuoli bianchi e quei loro centrini a uncinetto che sono sempre bianchi e poi sento che hanno un’anima bianca che non fa rumore ma quando le vai a trovare, dopo un po’ di tempo, ti accolgono sempre e ti riempiono di bianco».
Mirko, Michela, Carla, Annamaria e Serena. Cinque personaggi, cinque giovani vite che si intrecciano una con l'altra, una sinfonia narrativa di amori impossibili, sconvolgimenti emotivi e desideri sfasciati. Come viste dall'alto, queste esistenze minime eppure epiche, ci sono narrate da un personaggio misterioso e senza nome che pagina dopo pagina si lascia intuire essere Dio, metafora dello scrittore onnipotente e onnisciente. Bianco, titolo kieslowskiano, è il colore della neve e dei capelli delle nonne, ma anche quello del vestito da sposa di Serena, che, sul piazzale della chiesa, cinque minuti prima della cerimonia, telefona alla sua amica Anna e le urla "Vienimi a prendere!". In Bianco, esordio narrativo di Marcella Menozzi, si raccontano in modo epico piccoli eventi, scorribande tra amici, bevute in birreria, vagabondaggi per le strade emiliane e romagnole, storie di ragazzi e ragazze normali che vivono in posti normali. Ma c'è qualcosa di primordiale nella lingua dell'autrice, una vitalità e un'energia che ancora non sono state addomesticate dalle scuole di scrittura.
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