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Una madre muta e immobile come una bambola rotta, un padre che ha più dimestichezza con i maiali che con gli esseri umani. Ester e Alice, due sorelle gemelle legate nell’anima da una dipendenza reciproca e feroce, crescono in un paesino nebbioso e anonimo vicino Modena. Ester, con i capelli tinti di nero, autolesionista e sessualmente promiscua, mette in scena finti suicidi come il protagonista del suo film preferito, Harold e Maude, e si lascia fecondare dal male e dall’amore. Alice, bionda, sessuofoba e intransigente, sembra invece accordata sulla nota stonata di una purezza ombrosa e risentita. Sullo sfondo di una provincia emiliana monotonamente verde e piatta come un tavolo da biliardo, dove gli adulti sono chiusi come pietre e gli adolescenti vivono accasciati dentro macchine ferme o sulle sedie di plastica dei bar dell’ARCI, le due gemelle carambolano da una parte all’altra, si inseguono impazzite, si urtano violentemente e finiscono negli stessi buchi neri, inghiottite dall’insoddisfazione e dalla rabbia. Lei, che nelle foto non sorrideva, l’esordio letterario di Cinzia Bomoll, è una storia d’amore e d’amicizia tenera e disperata, che racconta senza fronzoli e trucchi il crudele passaggio adolescenziale, quel breve e intenso periodo arso dalla scoperta della passione e del male.
«Questo romanzo è pazzesco. Mischia rabbia e dolcezza, morte e tanta voglia di vivere. Mi ha commosso e divertito. Che talento». Asia Argento
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