«La storia di Emanuel Carnevali sembra uscita da un dramma di Tennessee Williams o da un film di Gus Van Sant. Non solo per il tragico epilogo, ma perché, a volerla ridurre alle sue linee essenziali, rappresenta un inno alla giovinezza e alla ribellione. Fuggito a New York a sedici anni da un padre reazionario e violento, genio precoce quanto sregolato, dotato di una scrittura potente e lucidissima, autodidatta (impara l’inglese decifrando le insegne pubblicitarie), Carnevali trascorre la sua breve esistenza perennemente appeso a un filo. Amico e guida di quella nuova generazione di poeti che, agli inizi del Novecento, sta tentando di rinnovare la letteratura americana, animatore della scena culturale, Carnevali non è mai riuscito a scrollarsi di dosso i patimenti di una vita precaria, da hobo. Scrive quando non è impegnato a tagliare i rami del Lincoln Park, quando non è costretto a sgobbare nei retrocucina dei ristoranti o negli ascensori degli hotel, quando l’encefalite letargica (malattia che lo colpisce a soli ventiquattro anni e che lo porterà alla morte) gli permette di farlo.
Ma se altri hanno riscattato almeno dopo la scomparsa l’indifferenza patita da vivi, a Carnevali – per molto tempo – non è stato concesso nemmeno questo. Oggi I racconti di un uomo che ha fretta, ventisette anni dopo l’uscita de Il primo dio, vanno finalmente a colmare tale grave lacuna. Il libro rispecchia in pieno la tumultuosa e disordinata biografia del giovane autore – troppo impegnato dall’esistenza, troppo attratto dalla vita, troppo vicino alla morte – per potersi permettere del metodo.
È sempre stato un uomo che andava di fretta Carnevali, come tutti quelli che sanno di avere poco tempo a disposizione. Del resto si sa: I belli muoiono giovani/ e lasciano i brutti alla loro brutta vita».
Emidio Clementi
Nato a Firenze nel 1897, Emanuel Carnevali emigra giovanissimo a New York dove si adatta a svolgere i lavori più umili. Scrive e compone in lingua inglese portando una ventata di novità nella letteratura americana. Nel 1922 è colpito da una grave forma di encefalite che lo costringe a far ritorno in Italia per curarsi. Accolto dal padre, viene ricoverato in ospedale, vicino Bologna, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita. Muore l’11 gennaio 1942, in una clinica per malattie mentali. Di Emanuel Carnevali in Italia è stata pubblicata nel 1978 da Adelphi la raccolta dal titolo Il primo dio.
«Non offendetemi chiamandomi "scrittore" e io non vi chiamerò macellaio droghiere cameriere dottore uomo d'affari ladro e assassino».