Avevo dodici anni, so questo.
Ora mi chiedo:
com’è possibile che il primo ricordo della mia vita non sia un volto o un avvenimento, ma una copertina?
Com’è che non mi ricordo d’altro e tutto ciò che ho accumulato nei miei primi dodici anni di vita è la copertina di una compilation tedesca dei T.Rex?
Trent’anni fa la musica occidentale arriva anche nei paesi socialisti e i giradischi vengono finalmente messi in vendita: Egon, che in quegli anni è un adolescente e vive nella Slovenia di Tito, ne vuole assolutamente uno. Il suo desiderio si scontra però con il rifiuto della madre, disperata per questo suo figlio così vivace e così poco attento alle tradizioni familiari. La loro è una vita fatta pressoché di niente, della scarna quotidianità di una cittadina di provincia, di una nonna che parla con gli spiriti, di un padre scomparso di cui non gli restano che una mano e una scarpa su una foto a brandelli. Ma i desideri di un adolescente sono inarrestabili: a dodici anni non si può non sognare una moto alla Easy Rider o le musiche dei T.Rex, tanto più che mettere sul piatto i loro dischi gli darebbe una mano a conquistare Maja, che di questo ragazzino fragile e appassionato, invece, non vuole saperne. Tra parenti dissestati, compagni di scuola, insegnanti, rockettari hippy, comunisti e dissidenti, Egon compirà comunque una qualche stralunata formazione. E giunti all’ultima pagina, sembrerà di sollevare la puntina da un vecchio vinile che non ha smesso di girare per tutto il corso di questi suoi tragicomici anni Settanta.
«Mazzini dà una scrollata di spalle al mondo che dipinge – e che mondo – sfacciato come un Hemingway della fine del ventesimo secolo».
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