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Sullo sfondo di un Sudafrica feroce e incantevole, raccontato da un'autrice che vi ha a lungo vissuto, un romanzo d'amore e di ricerca delle proprie radici.
Johannesburg. Un frenetico ombelico iperurbano incastonato nel mezzo di una natura maestosa e immobile. Ma anche una megalopoli con il tasso di criminalità tra i più alti al mondo. È qui che viene assassinato, nel corso di un tentativo di rapina, il geologo italiano Mario Oldani. «This is Africa, miss», sentenzia l'ispettore di polizia di fronte a Zoe, ancora incredula per l'assurda morte dell'uomo che amava. Paleoantropologa di successo, abituata a indagare sulle origini e, insieme, sulla verità e il senso stesso racchiusi nella vita umana, Zoe vive l'elaborazione di questo lutto ingaggiando una personale battaglia con la leggenda nera che da sempre circola nella sua famiglia e di cui trova testimonianza nei diari di una prozia: le figlie primogenite della sua stirpe, infatti, sembrerebbero condannate a veder morire di morte violenta gli uomini da loro amati. Braccata dal dolore, prigioniera dello stallo culturale ed emotivo di tutti gli afrikaner all'indomani della fine dell'apartheid e dell'insediamento del primo governo democraticamente eletto in Sudafrica, Zoe chiede e ottiene di lasciare i laboratori dell'università per riprendere gli scavi iniziati da Mario, nel deserto del Kalahari, in Namibia. È lì che l'aspetta la vera Africa. Un incontro che Zoe cerca e desidera, una sfida professionale che sarà soprattutto un confronto serrato con se stessa e con la storia della sua famiglia. Attraverso i paesaggi sconfinati dell'Africa subsahariana, tra gli ultimi Boscimani e le splendide tenute vitivinicole del Finistère, la proprietà di famiglia, tra gli avvistamenti di balene a Gans Bay e i bivacchi notturni attorno ai fuochi del campo di lavoro, il viaggio interiore di Zoe si arricchirà di un nuovo incontro, una nuova possibilità di amore e comprensione rappresentata da Kurt, misterioso scrittore che reca addosso le cicatrici di un passato doloroso e del suo impegno contro la segregazione razziale. Con questo suo omaggio a una terra che ben conosce, vivissima in ogni colore e dettaglio, Arianna Dagnino ci offre non solo un'appassionante storia d'amore intessuta di ammaliante esotismo, ma anche la poetica metafora della risoluzione di un conflitto storico e delle ferite racchiuse nell'animo di chi ne è stato silenzioso testimone.
Arianna Dagnino, nata a Genova, è giornalista e autrice di saggi (I nuovi nomadi, Castelvecchi, 1996; Uoma, Mursia, 2001; Jesus Christ Cyberstar, Edra, 2002). Nomade lei stessa per lavoro e per vocazione, ha vissuto a Londra, Mosca, Boston, Johannesburg. Risiede attualmente ad Adelaide, in Australia, dove sta conseguendo un PhD sul "romanzo transculturale" presso la University of South Australia. Fossili è il suo primo romanzo. Il suo sito è www.nomads.it
Intervista ad Arianna Dagnino che parla di "Fossili",nuok.it
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